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La
pubblicazione degli Atti della Giornata di Studio organizzata dalla C.
T. Redancia a Varazze per conto della FENASCOP, rappresenta il segno
di uno sforzo comune di riflessione su temi inerenti la residenzialità
in campo psichiatrico e sul significato del gruppo in tale ambito. L'impegno
profuso nella organizzazione ed i contributi dei colleghi di altre
comunità ci confortano e ci inducono a credere che un continuo
aggiornamento condiviso e derivante dal confronto con realtà a volte
simili ed a volte diverse, da solo è in grado di produrre quella
cultura di comunità che in ambito italiano è ancora carente pur
disponendo di opportunità che altri paesi non hanno; ad esempio una
delle leggi più illuminate in materia. |
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L'impegno
delle Comunità Redancia per come le
ho pensate è rivolto soprattutto al territorio e cioè alla possibilità
reale di rappresentare per l'ospite una soluzione di necessaria
intermediarietà anche in fasi successive e via via più autonome: dalla
comunità riabilitativa a quella terapeutica all'alloggio protetto. Guardiamo
con preoccupazione e sospetto i tentativi di definire
aprioristicamente il concetto di cronicità ed il voler creare
contenitori per gruppi omogenei di problemi; in questo senso le future
R.S.A. psichiatriche diventerebbero contenitori devitalizzati di
fallimenti terapeutici con costi sociali ed umani ben più alti di
quelli che un semplice conto economico potrebbe rilevare. Direi quindi
che servirebbero di più ai terapeuti o presunti tali ed ai parenti per
ottenere quella tranquillità, forse anche umanamente comprensibile,
che deriva dal non dovere Fare sforzi di fantasia per individuare i veri
bisogni del cliente e per dare loro una risposta adeguata. Sottolineo
il concetto di devitalizzazione che si contrappone in modo evidente con
quello comunitario di buon clima di gruppo, di animazione interna, di
attivazione della comunicazione. Prendo
in prestito una frase di Petrella che spiega bene quello che penso: «al
di là di tecniche e modelli eterogenei impiegati, la riabilitazione
sembra agire non tanto perché interviene su "un difetto" dei
pazienti, quanto perché essi vengono inseriti in un circuito di
interessi e di desiderio: e ciò a onta delle istanze distruttive che
quasi sempre hanno caratterizzato il loro sviluppo, ostacolandolo o
rendendolo altamente disarmonico».
Dr. Giovanni Giusto (Presidente Nazionale FENASCOP)
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