La
struttura residenziale “TUGA” è destinata ad ospitare 15 pazienti in età
adolescenziale e giovanile. La fascia d’età che si è identificata come la
più idonea è compresa tra i 14 e i 18 anni, eventualmente estendibile sino
alla conclusione del progetto terapeutico.
Tali
limiti temporali, si ritengono tuttavia da intendersi, vista la delicatezza
e la fluidità, se così di può dire peculiari dell’età evolutiva, in termini
sufficientemente flessibili e non aprioristicamente rigidi, laddove si
valuti, caso per caso, l’opportunità o meno di un inserimento dopo attenta
valutazione clinica.
Criterio
prioritario ai fini dell’inserimento in struttura, riteniamo debba
consistere nella peculiarità della patologia delle problematiche e dei
bisogni dell’utente che attraversa il periodo evolutivo dell’esistenza.
Preferiamo pertanto designare il target della struttura con il concetto di
età evolutiva, piuttosto che con quello a nostro avviso più restrittivo di
adolescenza.
L’idea
è nata dalla constatazione, sempre più forte negli ultimi anni, dell’aumento
di domanda di trattamenti residenziali per pazienti di età sempre più bassa,
a fronte di un’estrema povertà delle risorse in questo campo. Si sono
verificati sempre più invii di pazienti in età evolutiva presso comunità
terapeutiche tradizionali (con ospiti adulti), ma dove tuttavia la
differenza di età, manifestazione della psicopatologia, esigenze
terapeutiche differiscono in misura rimarchevole, tanto da non rendere
possibile la permanenza del giovanissimo paziente in una struttura per
adulti. Si è così avvertita la necessità di affrontare questa domanda
specifica, fornendo una risposta ed un servizio altrettanto specifico.
La
struttura abitativa è rappresentata da una villetta a due piani circondata
da un ampio giardino. Al piano terra sono previsti gli ambienti comuni (sala
da pranzo, salotto, cucina, infermieria e studio medico). Al primo piano
sono collocate le stanze da letto, da uno o due letti. Tutte dotate di
scrivania con sedie, permettendo così, in ogni stanza, un piccolo angolo
studio separato dagli ambienti comuni. All’esterno, si dispone di tre ampi
ambienti, in cui verranno collocati da un lato l’ambiente lavanderia e
stireria, dall’altro si prevedono ampi spazi adibiti a laboratorio. Il
giardino verrà arredato per un utilizzo abitativo nei mesi estivi con
tavoli, panche e gazebo e con giochi tipo ping-pong.
Lo
stile d’arredo è semplice e sufficientemente “caldo”, in modo che si presti
ad essere successivamente personalizzato dagli utenti e che non richiami
eccessivamente l’ambiente medicalizzato della clinica o dell’ospedale,
trattandosi certamente di un luogo di cura ma anche, per il periodo nel
quale il ragazzo vi sarà inserito, dell’unico luogo in cui vivrà,
sostitutivo della propria casa, dei propri oggetti e del proprio abituale
contesto di vita.
La struttura in ultimo è facilmente raggiungibile sia dall’autostrada che
dai mezzi pubblici.
2- FINALITA’ ED OBIETTIVI GENERALI
La
Struttura si pone lo scopo di rispondere alla specifica domanda di ricovero
in ambito residenziale per minori affetti da gravi disturbi comportamentali
in fase subacuta, correlati a patologie psichiatriche dell’età evolutiva e
dell’adolescenza. Come struttura intermedia, essa si pone cioè come
possibile punto di passaggio tra il ricovero ospedaliero ed il trattamento
ambulatoriale. Il giovane paziente differisce notevolmente dall’adulto. La
sofferenza mentale si esprime qui, prevalentemente, sul versante del
comportamento e dell’agito, spesso continuo e distruttivo, rendendo poco
agevole il tradizionale approccio psichiatrico, per esempio farmacologico.
Il disturbo del comportamento (si veda il Dist. della Condotta secondo la
classificazione DSM IV TR) poco sembra rispondere sia al ricovero
ospedaliero (se non in acuzie), sia il trattamento ambulatoriale, se non
durante le fasi di remissione dei sintomi ed in cui esiste una forte
collaborazione delle famiglie.
Spesso
questo paziente proviene da un ambiente familiare altamente compromesso, può
avere già a suo carico provvedimenti giudiziari per piccoli reati, è spesso
incapace di gestire i propri rapporti sociali. Come conseguenza, la scuola e
il lavoro sono i primi ad essere compromessi.
Sull’altro
versante, possono comparire espressioni sintomatologiche del tutto
differenti per esempio anoressia e bulimia, non di rado mascheramenti di
problematiche depressive e ossessive; o ancora vi può essere un esordio
della schizofrenia, o il riacutizzarsi di nevrosi infantili precedentemente
silenti e riesplose con la pubertà.
La
Struttura si propone di accogliere pazienti che rientrino in tutte le
patologie citate (che sono un esempio per ragioni di sintesi), e non di
focalizzarsi su una patologia piuttosto che un’altra. Riteniamo anzi
opportuno che, proprio al fine di evitare la formazione di gruppi
monosintomatici, vi sia la presenza di ospiti a patologie differenti. Ci
pare altresì implicito nell’indicare gli obiettivi, una dimensione
preventiva rispetto alla cronicizzazione. Per cronicizzazione intendiamo non
solo quella relativa ai sintomi, ma quell’atteggiamento pernicioso da malato
della porta girevole (tra ricoveri, dimissioni, altri ricoveri), senza
recuperare mai una sua dimensione di libertà dalla patologia. Essenziale,
nella finalità, il reinserimento del giovane paziente nel proprio contesto
socio-affettivo e, laddove non esista o sia estesamente compromesso, la
creazione di un nuovo contesto adatto a lui.
Per
perseguire tale obiettivo si ritiene essenziale la collaborazione con
l’inviante (N.P.I., C.S.M.) con modalità discusse fin dall’inizio e poste
quale condizione di accettazione esplicita.
L’équipe della struttura e il servizio inviante sono tenuti a collaborare e
lavorare insieme, con incontri e verifiche, fino a progetto ultimato.
Si ritiene essenziale il predisporre fin dall’inizio una data di termine
dell’inserimento, al fine di evitare l’incistamento del paziente all’interno
della struttura, la delega dei familiari e dei servizi, l’indebolimento
della progettualità e delle risorse con il passare del tempo. Tale termine
verrà preventivamente discusso con gli invianti, con i familiari, e con il
paziente, in sostanziale accordo.
3- INTERVENTI E PROGETTI SPECIFICI
All’interno
della cornice di base, prendono posto i progetti personalizzati, formulati
per ciascun paziente a seconda della personale storia di vita, della
diagnosi, della valutazione dinamica della personalità, della presenza o
meno di un contesto familiare di riferimento, del grado di collaborazione al
progetto.
Il
numero limitato di utenti, rapportato all’équipe consente interventi mirati,
in cui ogni paziente è seguito da un operatore. A tale impostazione è stato
dato il nome di mini-équipe, intesa quale rapporto preferenziale tra
operatore e paziente che permette una presa in carico sufficientemente
personalizzata. Il singolo operatore (in rapporto 1:1 col paziente) ne
segnalerà le particolarità e i bisogni all’intera équipe. Laddove tale
modello funziona, si garantisce al paziente sia di vivere all’interno di un
gruppo terapeutico che ne permette il contenimento, sia di sviluppare
relazioni di riferimento privilegiate ed essenziali, soprattutto in età
evolutiva e in ragazzi che ne hanno subito la carenza, per fornire modelli
identificativi validi con la figura dell’adulto. Il progetto personalizzato
prevede diversi gradi di impegno: l’organizzazione della giornata e
l’adesione alle regole della comunità: rappresenta un primo livello di
impegno. Talvolta, per alcuni pazienti in certe fasi dell’inserimento, esso
è talmente difficile da ottenersi da rappresentare un obiettivo in sé sul
quale convogliare tutta l’energia. Adolescenti problematici, spesso
provenienti da nuclei familiari incapaci di fornire contenimento, hanno in
genere difficoltà ad accettare questo primo livello di impegno, pur
sentendone nel contempo un forte bisogno. Il riconoscimento, da parte del
ragazzo, della strutturazione del tempo, dei luoghi, dei modi con cui
ottenere le cose, delle regole di una comunità in cui vive, è il primo passo
verso la strutturazione di un senso del proprio Sé all’interno di uno spazio
affettivo e sociale, dove necessariamente esistono spazi e tempi condivisi,
cose che si possono o non si possono fare, e dove la conseguenza dei propri
atti ricade inevitabilmente sull’intero gruppo. Le regole potranno essere
ovviamente discusse con i pazienti stessi, modificate laddove se ne ravvisi
la necessità, ma tutto ciò dovrà sempre passare attraverso il rapporto con
l’altro, e cioè la discussione di gruppo o con il proprio operatore, al fine
di aumentare la capacità di contrattualità sulla realtà che il paziente ha
in genere molto scarsa, la capacità di avanzare le proprie proposte e i
propri bisogni attraverso il linguaggio e non l’agito violento.
La
giornata tipo prevederà in linea di massima alcuni momenti comuni ed
organizzati alternati ad altri più liberi ed autonomi.
Essa
tiene conto dei turni anche degli operatori, collocati in tre momenti della
giornata: alle 9.00, alle 15.00, alle 21.00. La continuità degli operatori
con turni fissi garantisce un punto di riferimento stabile, intorno al quale
organizzare attività specifiche.
Il
momento della colazione, tra le 8.30 e le 9.30 (fino alle 10.30 la domenica)
rappresenta un primo momento comune e di incontro con gli operatori.
E’prevista una discussione, una breve riunione quotidiana di organizzazione
della giornata ed eventuale discussione delle problematiche della notte
precedente.
Durante
la mattinata si prevedono sia le attività di cura del proprio spazio, sempre
in appoggio all’operatore, di cura del proprio Sé, con la graduale
acquisizione di autonomie spesso compromesse, per quanto apparentemente
semplici (quali lavarsi o vestirsi adeguatamente). E’ in programma la
frequenza della scuola o di corsi di orientamento professionale.
Il
momento del pranzo è previsto per le 13.00. Come tutti i momenti comuni,
esso riveste grande importanza per quanto riguarda l’apprendimento di
comportamenti socialmente adeguati e rispettosi per la convivenza. Allo
stesso acquisto e preparazione dei pasti, qualora lo si ritenga opportuno
per il progetto, l’utente può attivamente prendere parte, al fianco degli
operatori. Nel pomeriggio, dopo il cambio-turno degli operatori
(accompagnato da una riunione quotidiana di passaggio consegne), si
impostano le attività del caso.
L’
attività di riunione di gruppo tra ospiti ed operatori assume particolare
rilevanza nel modello della struttura intermedia, ed è pertanto da ritenersi
attività privilegiata da mantenersi con setting costante. Si prevedono due
riunioni settimanali: riunione sull’ impostazione delle attività. Questa
sarà condotta al lunedì, in modo da permettere la programmazione e
discussione dell’ intera settimana. Si propone un obbiettivo il più
possibile specifico e prevede la discussione di un tema e di un ordine del
giorno. Tale tipo di riunione di gruppo è utile nell’aiutare gli utenti a
focalizzarsi su un obbiettivo, a formulare ipotesi e progetti sulla gestione
concreta del proprio tempo, ad esplorare il territorio. Lascia a margine la
presentazione più personale dei propri vissuti e delle proprie emozioni, ed
è generalmente più ben accetta dal paziente.
Riunione
a contenuto libero. Qui gli ospiti sono liberamente invitati ad esprimere le
loro opinioni ed impressioni sulla comunità stessa. Si propone lo scopo di
favorire l’espressione condivisa dei propri vissuti, anziché di agirli.
Permette il confronto, lo scambio, la simulazione, nell’ambito protetto del
setting. Verrà condotto da uno psicologo, che avrà all’attivo specifiche
esperienze di traning in tal senso, sempre alla presenza degli altri
operatori.
Le
attività riabilitative sono da distinguersi tra strutturate e non
strutturate.
Attività
non strutturate: comprendono tutte le iniziative ed i modi di occupare
significativamente il tempo di vita, senza la strutturazione di un setting
specifico. Rientrano in questa categoria momenti organizzativi inerenti la
casa, quali ad esempio l’acqisto e la preparazione dei pasti, la cura degli
ambienti; momenti di organizzazione del tempo libero condiviso (gite,
escursioni), momenti di ricreazione all’interno o all’esterno della
struttura (visione mirata film tramite lettore DVD ).
Attività strutturate:
comprendono le attività che necessitano la presenza di un setting più o meno
stabile (spazio e tempo in cui svolgersi, talora un esperto esterno che le
conduca). Sono previste attività, con particolare attenzione agli interessi
e ai gusti giovanili, di modo che il paziente ospite si percepisca alla
stregua dei suoi coetanei, aspetto molto importante per gli adolescenti,
spesso timorosi di vissuti di diversità. Si prevedono:
- Attività informatica (apprendimento base dell’uso del PC e della rete,
alfabetizzazione informatica), condotta da un operatore esperto in materia.
- Attività sportiva (frequentazione palestre, calcio, giochi di squadra).
Sono stati attivati specifici progetti di psicologia dello sport utilizzando
al meglio le risorse del territorio.
- Attività di pittura, scrittura, lettura. Si prevede il prevalente utilizzo
delle risorse del territorio, fermo restando che il paziente sarà
personalmente accompagnato dall’ educatore di riferimento. All’interno della
struttura vi è una piccola biblioteca dove si trova l’indispensabile per lo
svolgimento delle attività didattiche, da perseguirsi, in quest’età,
indipendentemente da un progetto scolastico.
Dopo
le 19.30, momento della cena, sono consentiti momenti di aggregazione, anche
liberi, con chiusura non oltre le 23.30.
Sostegno
psicologico individuale: la struttura, dotata di psichiatri e psicologi
presenti quotidianamente al suo interno, può ovviamente offrire sostegno
psicologico personalizzato ai propri utenti.
Lo
staff medico - psicologico fornisce sostegno psicologico individuale agli
utenti attraverso colloqui che verranno impostati con frequenza e modalità
valutabili caso per caso. In taluni casi, la struttura può anche provvedere,
in collaborazione con l’inviante, a fornire sostegno psicologico alla
famiglia. Si sottolinea che l’impostazione generale della struttura è
psicodinamica, ma che questa non va a tradursi in trattamenti individuali
sugli utenti, in quanto si ritiene più utile e funzionale a progetti a
termine un approccio integrato, dove l’assetto psicodinamico costituisce
una cornice e un punto di riferimento di pensiero, essenziali a comprendere
le dinamiche interne del gruppo e dei pazienti, a leggere il senso degli
agiti, a restituire un pensiero meno scissionale e frantumato.
4. LAVORO DI RETE
Col termine
inserimento si vuole intendere non solo la mera appartenenza ad un
territorio che finisce poi col subire i difficili ospiti che la convivenza
con una struttura psichiatrica comporta, ma un vero e proprio processo di
reciproco scambio, conoscenza ed utilizzo, con promozioni di proposte e
risorse da offrire a sua volta al territorio. Ci proponiamo un reale scambio
di progettualità che consideri i seguenti punti:
- Dal punto di vista sanitario, importante lavoro di rete con i CSM e la NPI
del territorio, il Consultorio, il neuropsichiatra infantile, favorendo l’inserimento di pazienti liguri pur non
escludendo altri. Ciò rientra nell’impostazione generale del progetto,
poiché favorisce il mantenimento del contatto con il territorio d’origine e
con le famiglie, limita lo sradicamento e il peso che le differenze
culturali hanno nell’ insuccesso di progetti, a volte, anche ben formulati
sul piano assistenziale.
- Dal punto di vista dei progetti specifici sui pazienti, possibilità di
utilizzo di importanti risorse istituzionali e non che il territorio offre
alle fasce giovanili. In primo luogo riferendoci alla scuola fino alla
possibilità di frequentare occasioni ludico ricreative. Si sottolinea ancora
una volta che si tratta di progetti personalizzati per cui qualora il
paziente non si ritenesse idoneo, anche in itinere, la struttura provvede a
riformulare il progetto. Il paziente rimane sempre in carico all’equipe
della struttura ed il favorire inserimenti in attività esterne al solo
scopo, fondamentale per la riabilitazione, di aumentare le sue competenze e
la sua capacità di autonomia.
- Dal punto di vista di cosa la struttura può offrire al territorio, abbiamo
un progetto di collaborazione che prevede l’interessamento di più
contributi. La struttura dispone di un’èquipe tecnica specialistica con
possibilità di collaborare con qualificati consulenti, essendo struttura in
rete con altre.
La
struttura si rende disponibile a disporre dei propri locali per occasioni di
incontro significative e mirate, nell’ottica del progetto, che ha come
mission sostanziale quella del trattamento e del possibile reinserimento
nella vita sociale di giovani in difficoltà.
5. MODELLO ORGANIZZATIVO
L’assetto
organizzativo vede il suo principale fattore terapeutico - riabilitativo nel
lavoro di gruppo.
E’
la gruppalità, composta dall’insieme di tutti gli operatori, che adempie
alla complessa funzione terapeutica in ambito residenziale, che prevede:
- il contenimento degli agiti e delle trasgressioni
- la mediazione con l’ambiente esterno comprensivo della famiglia, del
territorio e della società
- la promozione del senso di appartenenza alla nuova situazione, alla nuova
situazione abitativa, e di conseguenza l’acquisizione di un maggior senso
della propria identità
- l’accompagnamento del paziente nella vita quotidiana ed esterna alla
struttura, con condivisione delle attività e dei diversi momenti della
giornata. La
presenza di un gruppo permette, in quanto fatto di diversi operatori che si
alternano nella giornata, la garanzia di una continuità che l’operatore
singolo non può sostenere; permette inoltre che il paziente possa proiettare
ed esprimere le diverse parti di Sé (spesso frantumate e in conflitto nella
malattia mentale) su operatori diversificati, scelti a seconda delle
caratteristiche di ognuno, che sarà poi compito del lavoro di gruppo
unificare e restituire in una versione meno scissionale.
Il
gruppo di lavoro prevederà, secondo il modello organizzativo interno, di
incontrarsi per regolari riunioni di équipe, che andranno affiancate alle
già citate riunioni con gli ospiti, a incontri mensili con i familiari e con
gli invianti, a riunioni sull’attività. Il
riferimento culturale è quello psicodinamico integrato, aperto comunque a
contributi e conoscenze di diverso orientamento. All’interno del nostro
stesso gruppo coesistono orientamenti differenti, pur nell’ambito
dell’approccio prevalentemente psicologico alla sofferenza mentale.
6. L’EQUIPE
L’équipe
è composta concordemente da dirigente sanitario responsabile psichiatra,
psicologi, infermieri professionali, educatori professionali, O.S.S.,
tecnici della riabilitazione.
A
questo gruppo stabile si affiancheranno tecnici esterni per la conduzione di
attività che richiedano una qualifica specifica. L’équipe è guidata da un
direttore sanitario, medico psichiatra, a cui fa riferimento
l’organizzazione e l’impostazione del lavoro della struttura. Tutto il
personale operante in struttura partecipa alla supervisione intesa come
specifica metodologia di lavoro. Sono sempre presenti durante la giornata
gli educatori, l’infermiere e lo psichiatra; nel turno notturno sono
presenti un educatore e un operatore socio sanitario. E’ garantita
l’assistenza medica di base attraverso i medici di base operanti nel
territorio.
TUGA Direttore Sanitario: Dr.Paolo Bianchini Coordinatore: dr. Lorenzo Vita Spec. in neuropsichiatria infantile: Dr.ssa Francesca Fazzini Supervisore clinico: Prof.ssa Roberta Antonello Responsabile Amministrativo: Rag. Fabio Giusto INDIRIZZO: Via Provinciale n. 62 - Loc. Temossi LOCALITA': 16041 Borzonasca (GE) TEL.: 0185341062 FAX: 0185341099 EMAIL: tuga@redancia.net WEB: http://www.redancia.it